CT in Nazionale

CT della Nazionale

 
Fulvio Bernardini CT della Nazionale

Nell’agosto del 1974, all’indomani del disastro di Ferruccio Valcareggi ai Mondiali in Germania, il presidente federale Artemio Franchi consegna a Bernardini l’incarico di risollevare le sorti della Nazionale. Bernardini dice sì a patto che gli diano pieni poteri su tutte le squadre azzurre. Si autodefinisce ‘Commissario Unico’, proprio come Vittorio Pozzo ai suoi tempi. Ad Enzo Bearzot e Azeglio Vicini lascia le responsabilità delle Nazionali Under 23 e Under 21, fermo restando che a dirigere il tutto, a scegliere i giocatori, spetta solo a lui. In specie il friulano Bearzot si dispiace per la diminuzione dei compiti che scorge nell’approccio del CU, e glie lo fa capire.

Il “carta bianca” concede, in realtà, al Dottore quel che veramente desidera: la possibilità di muoversi liberamente in lungo e in largo, di fare e disfare con la sua mente senza chiedere permessi a nessuno. Parte nella sua difficile missione recandosi nei ritiri dei club a visionare di persona gli elementi “azzurrabili”. Ne sorte un lavoro di vaglio molto ampio, con parecchie decine di convocati nell’arco di pochi mesi. Alcuni da rilanciare, altri da provare (il trittico di ventenni: Giancarlo Antognoni, Francesco Rocca, Moreno Roggi) o da confermare. Già per questo modo di impostare le cose, e per la contemporanea eliminazione dal giro azzurro del rossonero Gianni Rivera e del nerazzurro Sandro Mazzola, la stampa milanese prende a criticarlo: un coltello puntato sul fianco che non smetterà di tormentarlo fino al passaggio delle consegne della Nazionale maggiore al vice Bearzot, nel giugno 1975.

Nel frattempo, Bernardini fa in tempo a disputare un’amichevole in Jugoslavia, persa di misura, e a cominciare il girone di qualificazione all’Europeo affrontando l’Olanda vice-campione del mondo. Uquelal di Rotterdam è una buona partita, perduta 3-1 ma con lo zampino d’un arbitraggio casalingo. Johann Crujiff e compagni travolgono gli avversari, raccolti attorno al portiere Dino Zoff, solo nel secondo tempo, in virtù d’uno strapotere atletico incontenibile. Fulvio ammira molto l’intelligenza tattica del total football e chiarisce ai mass-media che la sua Nazionale trarrà profitto dalla lezione, accomodando le caratteristiche psico-fisiche a disposizione per un’interpretazione tutta italiana del gioco moderno. Il successivo pareggio interno con la Polonia, nell’aprile del 1975, chiude però di fatto le chance di promozione alla fase finale dei Campionati Europei. La stampa invoca l’accantonamento del Dottore. Franchi giudica diversamente e opta per il compromesso: Bearzot alla Nazionale maggiore e Bernardini a sostegno, in qualità di DT di tutte le squadre.

La diarchia “B&B” non si risolve in rose e fiori: Bearzot ha motivo di lagnarsi di essere considerato un portavaligie promosso di grado in attesa di una guida migliore. Bernardini si presta al ruolo di consigliere ma vede bene come le sue speranze di calcio totale naufragano davanti al prudente ritorno di Bearzot alle marcature a uomo e ai ‘blocchi’. Il friulano stecca la prima partita interna con la Finlandia. La sua rapida evoluzione tattica conduce ad un gioco proposto da ‘universali’ (dizione di Bernardini) o ‘polivalenti’ (dizione di Bearzot), basato su una formazione di fedelissimi incanalata verso una precisa juventinità.

Inseriti gli azzuri in un girone di qualifica ai Mondiali 1978 con dentro l’Inghilterra, la sfida contro gli ex maestri, programmata il 17 novembre 1976 all’Olimpico di Roma, deciderà molte cose. I ragazzi di Bearzot e Bernardini (relegato in tribuna) vincono 2-0, grazie alle prodezze di Roberto Bettega e Giancarlo Antognoni e, soprattutto, alla magnifica prova di Franco Causio, la manovriera ala destra juventina che Bernardini aveva in precedenza allontanato per il carattere insofferenzte e impetuoso: sicuramente l’errore più grave nella sua conduzione della Nazionale.

Esaurito il compito di rinnovatore delle energie azzurre, e sentendosi di troppo nel rapporto quasi imbarazzante con l’orgoglioso Bearzot che vuole andare a giocarsi il Mondiale in Argentina senza l’impiccio del ‘direttore generale’, nel giugno del 1977 Bernardini si dimette dall’incarico. Alcuni dati indicano l’eccezionale lavoro svolto nell’unica stagione in cui ha tenuto il timone: gli under 21 messi subito titolari (non sostituzioni a partita in corso) sono 4: Rocca, Roggi, Caso e Antognoni. Il raffronto ci rivela che il tasso di fiducia ai giovani con Bernardini aumenta del 660%, ossia di quasi 7 volte rispetto a Valcareggi. Mentre assommano a 31 i debuttanti nelle 8 partite ufficiali giocate. Anche questo un dato che testimonia dell’accelerata brusca innestata dal tecnico capitolino.

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