Bologna

Allenatore del Bologna

Fulvio Bernardini allenatore del Bologna
Bernardini allena il Bologna FC dal 1961 al 1965, e sono anni molto densi di avvenimenti. Gioie e dolori quasi in egual misura, ma col grande atout di un nuovo scudetto portato, anche questa volta, nel centro Italia, a dispetto di Torino e Milano. Lo vuole alla sua corte Renato Dall’Ara, l’imprenditore che, già negli anni fascisti, aveva più volte vinto il campionato alla guida dei veltri. Dall’Ara nel dopoguerra ha cercato invano la quadratura del cerchio, e quando gli viene suggerito il nome di Fulvio Bernardini – il profeta del WM – ha qualche esitazione. Egli preferirebbe un Nereo Rocco dedito al catenaccio. Caratterialmente i due non legano, ma i risultati arrivano presto, con la conquista della Mitropa Cup nell’aprile 1962, battuta la formazione cecoslovacca dello Slovan Nitra.

Fulvio adotta il suo solito stile d’intesa familiare con i giocatori e il modus tattico che cerca i “piedi buoni” a centrocampo. Trova un asso nella manica nel giovane Giacomo Bulgarelli, prodotto del vivaio locale. Una delle stelle dell’Olimpiade romana fornisce verve all’attacco: il danese Harald Nielsen. La difesa gira attorno al solido Franco Janich, con Furlanis, Tumburus e Pavinato in marcatura fissa. La prima stagione fornisce un quarto posto, alle spalle di Milan, Inter e Fiorentina. Nel campionato 1962-63 il livello del gioco migliora grazie all’inserimento del fantasista tedesco Helmut Haller, in luce ai Mondiali in Cile. La squadra gioca per attaccare e pone spesso in off-side l’avversario, specialità di Janich. Il 14 ottobre 1962, dopo uno spettacolare 7-1 inferto al Modena, il “Dautar” esclama: “Così si gioca solo in paradiso!”. Ma è ancora e solo un quarto posto, con l’Inter che si aggiudica il campionato.

Il problema dei troppi gol incassati viene risolto col nuovo portiere William Negri. Già in estate, nel ritiro a Pievelago, Bernardini spiega quale sarà l’impostazione per la stagione 1963-64: una più rigida distribuzione dei compiti difensivi (dapprima elastici, in omaggio alla fluidità della manovra) e il mediano laterale d’appoggio mantenuto in posizione arretrata, a stretta copertura della retroguardia. Fin dall’avvio, si vede bene come il mediano Romano Fogli leghi perfettamente con Bulgarelli e Haller, e sia il più felice suggeritore per Nielsen, che inizia a segnare in serie. Una striscia di vittorie, dal 24 novembre 1963 al 2 febbraio 1964, proietta i rossoblu in vetta alla classifica. In quei giorni esce il 45 giri di Gianni Morandi “Andavo a 100 all’ora”, e veramente a cento chilometri orari viaggia la vetturetta sport del “Dautar”. L’Inter di Helenio Herrera e il Milan di Viani stentano a tenerne il passo.

Ma il 4 marzo, a due terzi del campionato, scoppia il “caso doping”: cinque giocatori (Pavinato, Pascutti, Fogli, Janich, Tumburus) sono trovati positivi ai test dopo una gara vinta a Torino contro i granata. L’avvocato Giulio Campana del reparto giudicante FIGC emette una sentenza iniqua: 3 punti di penalizzazione al Bologna e squalifica di 18 mesi al suo allenatore. Impedito a guidare i ragazzi dalla panchina, in una trasferta all’Olimpico di Roma Bernardini li dirige tramite il vice Cervellati, con un walkie-talkie. La stampa nordista l’accusa di malizia sudista e scarso fair play. La vicenda assume contorni grotteschi: una disfida tra le antiche città-rivali Bologna e Milano. Volano sganassoni. Poi, pian piano, tutto rientra in un grado di civltà accettabile.

La giudicante si rimangia le decisioni affrettate (le fialette incriminate chiaramente siringate) e Bernardini ritrova il suo posto in panchina nella volata. L’Inter e il Bologna giungono a pari punti all’ultima giornata. Necessario uno spareggio, all’Olimpico il 7 giugno 1964, giusto pochi giorni dopo la finale di Coppa dei Campioni che i nerazzurri vincono a sorpresa a Vienna sul Real Madrid. L’Inter contropiedista del “Mago” (Sarti, Burgnich, Facchetti, Picchi… Suarez) è favorita dai pronostici per la decisiva a Roma. Ma il “Dautar” combina uno scherzo birichino: mette la riserva Bruno Capra a centrocampo col numero 11, finta ala sinistra a frenare le scorribande di Jair e Mazzola. Il trucco non è capito da HH, ha pieno successo, il Bologna vince facile 2-0, e dopo un quarto di secolo si ricuce lo scudetto sulle maglie. Dall’Ara muore d’infarto prima della partita. Il suo successore Goldoni, al volgere della stagione 1964-65, non rinnova il contratto a Bernardini, a cagione dell’eliminazione al primo turno in Coppa Campioni e i deludenti risultati in campionato.

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