Nella Mater

Nella Mater

Fulvio Bernardini Mater
La proposta di militare in un club di Serie C arrivò a Bernardini aspirante giornalista a metà agosto del 1939, al rientro dalle vacanze estive. Il nome era quello della M.A.T.E.R., acronimo per Motori Alimentatori Trasformatori Elettrici Roma, una società anonima sorta nel 1930 che costruisce apparecchiature per vetture tranviarie. Costituito un paio d’anni dopo l’azienda, il Gruppo Sportivo Dopolavoro Mater ha nella sezione calcio, che gioca in maglia rossa bordata di verde, il suo fiore all’occhiello. Attive sono anche le sezioni pallacanestro, atletica pesante e ciclismo. La polisportiva è presieduta dal ragionier Silvio Renda, che si avvale dell’aiuto di due ingegneri appassionati di pallone: Publio Cortini e Gianni Piacitelli.

La squadra di football utilizza il vicino Motovelodromo Appio a via delle Cave, il terreno che era stato la tana dei lupi romanisti prima dell’edificazione di Campo Testaccio; quella stessa zona anticamente chiamata Cessati Spiriti, e da dove per lungo tempo era partita una grande gara ciclistica: la “XX Settembre”.

Il giocatore più valido della Mater pre-bernardiniana si era dimostrato Nazzareno Celestini, un mediano classe 1914 che aveva collezionato 3 partite con la Roma tra il 1931 e il 1934. Ci sono, inoltre, il portiere Cesare Francalancia, l’interno Armando Preti detto ‘Cecio’, gli attaccanti Otello Trombetta e Giacomo Valentini. Gli altri dell’intelaiatura base rispondono ai nomi di Brossi, Galli, Giannini, Battioni, Loveri, Longobardi e Scuppa. In preparazione della stagione 1939-40, i giocatori della Mater svolgono il ritiro a Monte Compatri, sui Colli Albani.

Bernardini, a chi si meraviglia del suo accordo con una squadretta, risponde: “Voglio chiudere da dilettante il ciclo che iniziai per solo diletto”. In effetti, si diverte parecchio a sperimentare il WM come capitano-giocatore e, in pratica, anche funge da allenatore. Nel giro di un paio di stagioni, la Mater diviene una cosa quasi compleamente sua, aiutato il “Dottore” dal tecnico Migliorini e dall’amico Cesare Fasanelli, anche lui determinatissimo a chiudere la carriera nelle file di una formazione tiberina. Gli appassionati di calcio seguono con curiosità le vicende di queste due glorie della Roma testaccina, ora cardini del terzo club della Capitale.

Fulvio, risorgendo letteralmente dalle proprie ceneri atletiche a più riprese, e dopo aver fallito varie volte per un soffio la qualifica in Serie B, vi approda finalmente nell’estate del 1942, piegando ai play-off la resistenza della più forte delle rivali: la società aziendale “Umberto Borzacchini” di Terni. In questa stagione si registrano le sfide stracittadine con la SS Alba, sempre molto accanite.

Il campionato di Serie B 1942-43 ha un prologo in una gara eliminatoria di Coppa Italia contro la Juventus, che passa facilmente al Velodromo. Viene affrontato con una rosa rimpolpata nel numero e che punta molto sulle capacità organzzative del suo capitano, “uomo ovunque”, nel senso che tappa i buchi in difesa e si ripropone dando il là alle azioni offensive. Decisivi sono i molti gol realizazti da un’aletta veloce, Bruno Benedetto Pisani. Per salvarsi dalla retrocessione, Bernardini è costretto, ad un certo punto del girone di ritorno, a tornare alla tattica del metodo. Non tutti i vecchi della squadra si sono dimostrati in grado di applicare alla lettera la fisicità necessaria richiesta dal sistema puro.

Negli anni in cui i campionati si fermano per l’inasprirsi della guerra, Fulvio guida la Mater nei tornei cittadini, inframezzati dai bombardamenti e tra mille difficoltà logistiche. Gli capita allora di giocare contro la Roma e sempre si produce in ottime prestazioni. In un incontro disputato il 23 aprile 1944 all’Appio, come capitano stringe la mano a centrocampo a Guido Masetti, suo grande amico. In un altro, il 7 gennaio 1945 allo Stadio, segna un bellissimo gol: la firma d’addio al calcio di livello.

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